Pensioni basse in Italia: oltre metà degli assegni sotto i 750 euro

Un dato colpisce più di tutti: oltre la metà delle pensioni in Italia è inferiore a 750 euro al mese. Non si tratta di un caso isolato, ma di una realtà che riguarda milioni di persone, soprattutto donne. Vale la pena capire i numeri reali e sapere quali forme di sostegno esistono.

I numeri della situazione

Secondo i dati più recenti dell’Osservatorio INPS, il 53,5% delle pensioni italiane ha un importo inferiore a 750 euro mensili. In termini assoluti, si tratta di circa 9,7 milioni di pensioni.

Il divario tra uomini e donne è marcato: tra le pensioni sotto i 750 euro, il 54% è percepito da donne, contro il 36% degli uomini. Questo accade principalmente perché molte donne hanno avuto carriere lavorative più brevi o discontinue, spesso per periodi dedicati alla cura della famiglia, con conseguenze dirette sull’importo finale della pensione.

Cos’è la pensione minima e a chi spetta

È importante distinguere tra pensione bassa e pensione minima, perché sono due cose diverse.

La pensione minima non è un assegno a sé, ma un’integrazione che l’INPS aggiunge quando la pensione calcolata sui contributi versati risulta troppo bassa. Nel 2026 questo trattamento minimo è pari a 611,85 euro lordi al mese, per 13 mensilità.

Questa integrazione spetta solo a chi ha versato contributi prima del 1996, con il sistema di calcolo retributivo o misto. Chi ha iniziato a lavorare dopo quella data, ed è quindi nel sistema contributivo puro, non ha diritto a questa integrazione: per queste persone esistono altre forme di tutela, come l’assegno sociale.

Chi ha più di 70 anni riceve qualcosa in più

Per chi ha superato i 70 anni di età e ha un reddito basso, esiste una maggiorazione sociale aggiuntiva. Questo porta l’importo minimo fino a circa 747,87 euro al mese, una cifra più alta rispetto al trattamento minimo standard.

Per ottenere questa maggiorazione serve rientrare in limiti di reddito precisi, che l’INPS aggiorna ogni anno.

Come funziona l’aumento annuale

Ogni anno le pensioni vengono rivalutate in base all’inflazione, cioè all’aumento generale dei prezzi. Nel 2026 l’aumento è stato dell’1,4%. Chi ha una pensione fino a circa 2.413 euro al mese riceve la rivalutazione piena. Oltre questa soglia, l’aumento è solo parziale.

In pratica, chi percepisce una pensione minima vede il proprio assegno crescere di pochi euro al mese, un adeguamento che spesso non basta a compensare l’aumento reale del costo della vita, soprattutto per spese come farmaci, bollette e alimentari.

Cosa si può fare

Chi ha una pensione bassa e fatica ad arrivare a fine mese può verificare se ha diritto a:

  • l’integrazione al trattamento minimo, se ha contributi versati prima del 1996
  • la maggiorazione sociale, se ha più di 70 anni
  • l’assegno sociale, se non ha mai versato contributi sufficienti
  • bonus locali o regionali, che variano da Comune a Comune

Un patronato può verificare gratuitamente quali forme di sostegno spettano nella propria situazione specifica, evitando di perdere benefici a cui si avrebbe diritto.

Conclusione

I numeri raccontano una realtà che riguarda milioni di pensionati italiani, in particolare le donne. Conoscere le integrazioni e i bonus disponibili è il primo passo per non lasciare nulla di inutilizzato.

Un patronato è il punto di riferimento più sicuro per verificare la propria situazione, senza costi. Su questo sito continuiamo a seguire le novità su pensioni e diritti.


⚠️ Disclaimer: Le informazioni hanno scopo divulgativo e si basano su dati INPS aggiornati al 2026. Per verificare la propria situazione specifica è consigliabile rivolgersi a un patronato o direttamente all’INPS.


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