All’inizio del 2025 lo Stato italiano aveva annunciato una novità importante: per gli anziani over 80 non autosufficienti, con un bisogno assistenziale grave e un ISEE molto basso, era previsto un “assegno di assistenza” aggiuntivo da 850 euro al mese, in aggiunta all’indennità di accompagnamento. L’obiettivo era dare un aiuto concreto a chi è fragilissimo, per coprire il costo di badanti o servizi di cura domiciliare.

La misura — parte della riforma della non autosufficienza — doveva inizialmente raggiungere molte migliaia di persone: secondo le stime, la platea potenziale poteva arrivare a 25-30 mila beneficiari. Ma i numeri reali raccontano un’altra storia. A settembre 2025 risultavano pervenute meno di 5.000 domande e di queste solo circa il 41 % sono state accolte. In pratica, gli anziani che ricevono davvero l’assegno sono circa 2.000. Un dato che rappresenta una quota irrisoria delle decine di migliaia attese e quasi nulla rispetto ai milioni di over-65 non autosufficienti presenti in Italia.

Il risultato è che la misura, pensata come pilastro della riforma, si rivela un flop: un sostegno concreto solo per uno 0,07 % degli anziani che avrebbero potuto beneficiarne. Un fallimento che solleva domande pesanti: sono troppo rigide le condizioni per accedere? La comunicazione è insufficiente? I servizi territoriali e sociali non sono pronti a supportare le famiglie che vorrebbero chiedere l’aiuto?

La platea selezionata richiede requisiti severi: bisogna avere almeno 80 anni, necessità di assistenza di livello gravissimo, e un ISEE molto basso. Inoltre bisogna già essere titolari dell’indennità di accompagnamento. Tutte condizioni che rendono elitaria la misura, escludendo molte persone fragili che pur avrebbero bisogno di sostegno.

Nel frattempo, le risorse stanziate non sono state valorizzate: per il 2025 lo stanziamento previsto è stato ridotto, e allargando la soglia ISEE a 12.000 euro si spera di coinvolgere più persone nel 2026. Ma al momento i risultati restano modesti e la fiducia nella misura cala per le famiglie in difficoltà.

L’assegno di assistenza, progettato come sollievo per gli anziani più fragili e le loro famiglie, è rimasto un gesto timido: pochi beneficiari, criteri stringenti e attuazione inefficace. Finché non si rivedono i requisiti e non si facilita l’accesso, rischia di restare una promessa disattesa.

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